Il periodo della clandestinità (1928 – 1945)
Don Ennio Bonati venne a conoscenza dello scoutismo durante il suo soggiorno al Collegio Gregoriano a Roma dove fraternizzò con Andrea Ghetti che con il fratello Vittorio e Giulio Uccellini aveva attivato il movimento clandestino nella zona di Milano.
Durante il soggiorno romano (dal 1936 al 1941) frequentò i quartieri più degradati della periferia di Roma .
“Amava gli altri, il mondo su cui si è sempre aperto con una intuizione profonda, il mondo dei ragazzi, quando la domenica pomeriggio andavamo a Torpignattara o andavamo in mezzo ai bambini del circolo di S. Pietro al Monte Celio, quei bambini romani dallo sguardo aperto dall’atteggiamento leggermente beffardo, quei bambini romani, così simpatici, così sporchi, come l’hanno capito subito! Egli era loro e le loro confidenze andavano a questo chierico, che sapeva farsi bambino per i bambini, che sapeva fermarsi per una intuizione, per capire le loro vibrazioni. È tutto qui il segreto di ogni pedagogia: il maestro si sappia fare piccolo coi piccoli per comprendere ciò che di più nascosto ogni creatura porta nel suo cuore.” ( Mons. Andrea Ghetti, BADEN, 1959 discorso nel 20° anniversario della prima Messa di Don Ennio)
Contemporaneamente prese contatti con lo scoutismo clandestino di Roma e in particolare prese parte ad una riunione segreta con Mario Mazza e Gino Armeni nella Villa Doria Pamphili, per organizzare una rete capace di perpetuare lo spirito scout e prepararne la futura dirigenza.


Nell’Italia settentrionale i gruppi più attivi furono quelli di Milanoche istituironoil gruppo delle “AquileRandagie” che, con loro delegazioni, presero parte ai Jamboree del 1933 in Ungheria e del 1937 in Olanda. Le “Aquile Randagie” continuarono clandestinamente le loro attività organizzando uscite e campi estivi anche durante la seconda guerra mondiale in particolare sulle Alpi lombarde in Val Codera. Ai campi Estivi del 1941, 42 e 43 partecipò anche don Ennio che portò da Parma anche alcuni ragazzi tra cui Giampaolo Mora.
Il 26 luglio del 1943, all’indomani del Gran Consiglio del Fascismo, don Ennio era presente al Campo scout in Val Codera quando, durante la Messa celebrata da don Ghetti, un contadino annunciò la caduta del fascismo. Dopo la forte emozione del momento si profilò la possibilità della ricostituzione dell’ASCI.
Tornato a Parma don Ennio iniziò a ricontattare gli amici romani e insieme a quelli di Milano scambiarono una fitta corrispondenza, subito nel mese di agosto, per dare una prima fisionomia a quello che doveva essere l’ASCI che un componente delle “Aquile Randagie” sintetizzò “Meglio pochi e senza mezzi, come sempre siamo stati, ma liberi e indipendenti; quindi niente Oratori in uniforme, niente influenze di estranei o compromessi con altre organizzazioni, niente iscrizioni di massa e soprattutto completa apolicità!”
Di questa linea di pensiero sono testimoni le lettere scambiate da agosto a novembre con Gino Armeni da Roma e con altri capi di Bologna per contrastare la linea portata avanti da Luigi Gedda dell’Azione Cattolica che concepiva la futura ASCI come una costola della GIAC.
Agosto 43 Armeni Settembre 43 Armeni Avvenire agosto Bologna nov 43
Questa linea trovò fortunatamente l’appoggio dell’allora Sostituto alla Segreteria di Stato Vaticana Card. Montini, ma tutto in pochi giorni crollò con la stipula dell’armistizio dell’ 8 settembre 43. L’Italia venne occupata dalla truppe tedesche e, specialmente nell’Italia settentrionale, l’istituzione del regime fantoccio di Salò aggravò la situazione innescando la guerra civile che culminerà nella lotta di Liberazione fino al termine della guerra. Don Ennio scelse di stare dalla parte della democrazia e contro la dittatura appoggiata dall’esercito di Hitler. Subito dal 1 gennaio 1944 si iscrisse alle brigate partigiane SAP “U. Corazza” principalmente come elemento di collegamento e porta ordini per i partigiani attivi sull’Appennino e con il compito di mediare con le autorità occupanti per lo scambio di prigionieri.