DOCUMENTI 1943
APPUNTI PER LA PROGETTATA RICOSTITUZIONE DEGLI ESPLORATORI CATTOLICI
Dopo la caduta del Regime Fascista molte ingiustizie da esso consumate si stanno riparando e molte, ce lo auguriamo, saranno riparate in seguito.
La ricostituzione degli Esploratori cattolici, proditoriamente soffocati dal passato regime, ed il cui scioglimento tante amarezze procurò al grande cuore del S. Padre Pio XI di b.m. ed al cuore dei cattolici tutti, e tante lacrime di virile dolore fece versare ai nostri giovani scout dell’A.S.C.I., deve far parte – e non ultima – di queste riparazioni urgenti, doverose e necessarie.
E non si tratta soltanto di riconquistare una posizione che ai cattolici fu strappata a viva forza, bensì di riattivare anche, ed al più presto, un potente strumento di apostolato e conquista tra i nostri giovani.
Infatti fin da ora, e più ancora a guerra finita, mentre da un lato la gioventù italiana si troverà sbandata e desiderosa di trovare delle istituzioni che siano in grado di offrire una attività dinamica, attraente quale essa oggi pretende, dall’altro lato vi sarà una vera e propria corsa alla conquista di questa gioventù da parte di istituzioni ed enti i quali vorranno servirsene, direttamente o indirettamente, per gli ideali politici da essi perseguiti e non certo in vista di una sana formazione cristiana.
E’ quindi urgente che i cristiani prendano posizione perché almeno parte di queste enorme massa giovanile (ci auguriamo la migliore e la più numerosa) non sia loro irrimediabilmente sottratta.
E siccome soltanto il sistema scoutistico, completo in se stesso, ha delle caratteristiche tali da costituire una potentissima attrazione tra i ragazzi (in ispecie quelli tra i 7 e i 18 anni), non vi è dubbio che soltanto lo scoutismo permetterà ai cattolici questa necessaria riconquista della gioventù. E non si tratterà di riconquista superficiale e numerica, perché l’educazione, la formazione completa impartite dallo scoutismo penetrano direttamente in profondità e garantiscono alla Patria ed alla Società il cittadino d’onore pronto all’azione per sé e per gli altri, ed alla Chiesa il cristiano integrale, dalle solide basi soprannaturali e dalla Fede schietta, integralmente e lealmente vissuta. Nessun altro sistema educativo ha in sé le garanzie di riuscita che lo scoutismo possiede.
Ma l’A.S.C.I. – o meglio, lo scoutismo cattolico italiano – deve risorgere integro e completo come era quando è stato soffocato. Sarebbe errore gravissimo pensare ad una trasformazione, ad un adattamento o limitazione; ciò equivarrebbe a creare una parvenza di scoutismo che, oltre a non dare i benefici connessi con quello originale, non avrebbe assolutamente possibilità di certa vitalità.
Può sembrare esagerata tale affermazione ma essa può essere fatta, con piena cognizione, soltanto da chi ha vissuto realmente nell’antico scoutismo ed è confermata dal fatto che il sistema è esteso ormai in tutto il mondo ma ha conservato sempre (anche quando si sarebbe voluto trasformarlo) quelle che sono le sue caratteristiche fondamentali e la sua fisionomia originale.
Trasformarlo, imitarlo, fonderlo od inserirlo in altri organismi, non si può perché:
-
lo scoutismo, in quanto metodo educativo, è internazionale e deve restare così, come fu ideato dal sua fondatore, nel suo spirito informatore, nelle sue leggi e promesse, nei principi fondamentali, nella struttura organizzativa, nel tecnicismo e nel “colore” delle sue attività; cambiarlo anche in parte significherebbe snaturarlo, estraniarlo dalla vita della grande famiglia scoutistica mondiale, il che costituirebbe un abuso, un errore grave ed una sicura condanna ad una vita anemica e incerta;
-
gli antichi scout, specialmente coloro che hanno continuato ad essere tali ed a vivere lo scoutismo pur … nelle catacombe, non saprebbero e non potrebbero assolutamente rassegnarsi ad uno scoutismo trasformato, al quale quindi rifiuterebbero la loro adesione. E, mentre non è giusto che, dopo aver sofferto tanti anni … di esilio, oggi debbano vedere ancora deluso il loro ardente desiderio proprio ad opera di chi dovrebbe favorirne la realizzazione, questa scissione originaria sarebbe veramente dolorosa e priverebbe il nascente organismo della preziosa collaborazione di tali elementi di provata capacità ed esperienza;
-
lo scoutismo, pur rientrando nel grande quadro dell’Azione Cattolica Italiana, deve avere una vita indipendente ed autonoma; intanto perché attirerà ed accoglierà nelle proprie file anche quegli elementi che non si accontentano delle nostre Associazioni Giovanili di A. C. e ad esse direttamente non aderirebbero mai, in secondo luogo perché non presso tutte le sezioni Aspiranti od Associazioni Giovanili si potrà e si verrà dar vita a gruppi o sottosezioni scoutistici ed infine perché , pur ammettendo questa ipotesi, da una fusione così assoluta, nascerebbero gravi inconvenienti pratici: Infatti, a parte la mancata conquista di elementi refrattari all’A.C. vera e propria, mentre, da un lato, i ragazzi e i giovani di A.C. non tutti potrebbero divenire degli scout, essi avrebbero continuamente, ad immediato e diretto confronto la vita dinamica ed attraentissima dei loro compagni scout. Questo non farebbe altro che acuire inevitabilmente (gli esperimenti del passato e quelli contemporanei, benché necessariamente ridotti e mutilati, fanno testo assoluto) il desiderio degli esclusi di entrare a far parte dello scautismo.
-
Ed allora delle due una: o si segue il criterio errato di accogliere TUTTI i ragazzi nella sottosezione scoutistica, sopprimendo così la sezione Aspiranti vera e propria (che pure è necessarissima), oppure – come sarebbe giusto si seguiterà a negare ai non adatti tale passaggio, ma anche in questo secondo caso i ragazzi non si rassegneranno, in essi nascerà un vivo senso di malumore e di risentimento e , come reazione naturale, finiranno col provare insoddisfazione nella stessa Sezione Aspiranti e se ne andranno altrove: noi li avremo perduti e con essi avremo egualmente perduto la Sezione Aspiranti. Tale grave pericolo non si verificherà (o si verificherà in forma assai meno grave e quindi più fronteggiabile) se noi fonderemo dei reparti scout soltanto dove si può e si vuole (a giudizio dei superiori diretti) e dove essi possano avere, come nel passato, una vita indipendente ed autonoma, attuando in pieno il sistema scoutistico che di per sé stesso comporta una spontanea selezione fra i ragazzi. Del resto non si può e non si deve considerare lo scoutismo cattolico quasi un pericolo per le nostre Sezioni Aspiranti, perché gli scout saranno pur sempre ragazzi “nostri” la cui conquista sarà facilitata e straordinariamente aumentata dalle infinite attrattive dello scoutismo.
-
Indipendentemente da quello che faranno i cattolici è inevitabile che, in un domani più o meno prossimo, altri, fuori dal nostro campo, farà dello scoutismo. Ed allora?
-
Se noi cattolici faremo del vero scoutismo, avremo infinite probabilità di tenere decisamente testa alla … “concorrenza” perché lo scoutismo cattolico italiano, pur interpretando fedelmente lo spirito e le linee fondamentali di quello originario, aveva, per così dire, reso ancor più attraente e completo ed efficace il sistema stesso, almeno per i nostri ragazzi italiani (lo scoutismo nazionale, infatti, non potette mai né superarci né uguagliarci) e perché noi abbiamo al nostro attivo una capacità ed una esperienza squisite che nessun altro in Italia può vantare.
-
Ma, se si incorresse nel grave errore di trasformare lo scoutismo, di vincolarlo, restringendolo ed adattandolo a nuove pretese forme, allora il più gran numero di nostri ragazzi ci volteranno le spalle per unirsi a chi, pur trascurando il prezioso e insostituibile lato della formazione spirituale, saprà attarli con una realizzazione integrale dello scoutismo originario.
-
Moltissimi dirigenti della G.C.I. non hanno assolutamente la capacità di essere domani gli istruttori dei futuri scout. Vi è infatti una buona parte di vero nel detto “scout si nasce e non si diventa” specie se riferita a giovani … non più ragazzi. Ed allora, o avremo degli ottimi giovani di A.C. (Presidenti, Delegati Aspiranti, Delegati Juniores ecc.) ma che pur dovendolo fare, non riusciranno mai ad essere maestri di scoutismo, oppure avremo un continuo “dualismo” di dirigenza che appesantirà le cose e, pur nella miglior delle ipotesi, recherà continui intralci di interferenza, di sovrapposizioni, di competenze ecc. ecc.
-
Fare, come si è progettato, dello scoutismo una attività della Sezione Aspiranti (una specie di gruppo nella Sezione) pone in essere un altro grave problema: e quando i nostri ragazzi-scout, raggiunti i 15 anni, dovranno uscire dalla Sezione stessa, dove andranno?
-
Si dirà: “fra gli juniores!”….
-
Rispondiamo che, nella maggioranza dei casi, il ragazzo, che negli anni più ardenti della sua adolescenza, abbia vissuto la vera vita scout, non si contenterà –assolutamente, inevitabilmente – di tornarsene a fare il semplice giovane di A.C. sia pure in una Sezione “Ju” ideale ed allora si allontanerà amareggiato e cercherà fuori di noi ciò che noi gli togliamo. Che se poi vi volesse pensare di inserire anche nelle S/S Juniores il gruppo scoutistico, saremo di nuovo a tutti gli inconvenienti e pericoli progettati per tale unione in seno alla Sezione Aspiranti.
-
Gli scout erano e sono assolutamente, intransigentemente apolitici; il sentimento della fraternità scoutistica (uno dei quattro principi fondamentali dello scoutismo originario) si contrappone appunto ad ogni influenza delle teorie imperanti nel mondo politico universale. Anche l’A.C. è di per se stessa apolitica ma i suoi iscritti possono e – almeno i maggiori – debbono avere le loro idee politiche, inspirate e guidate dai principi ineluttabili del Vangelo, proprio perché individualmente possono esercitare la loro influenza nella vita nazionale del loro paese.
Ora come conciliare nei nostri scout, così come si vorrebbero riformare, queste due opposte condizioni, senza creare pericolosi stati d’animo?
Ed allora, ci siamo chiesti, che fare?
Allora, secondo il nostro modestissimo parere, non vi sono che due vie: o ricostituire lo scoutismo cattolico integrale, come era e come è, oppure … non ricostituirlo per niente!
Se non lo ricostituiamo, rinunciamo ad un potente mezzo di conquista e di formazione dei giovani, che altri, fuori di noi, non tarderà invece a sfruttare al cento per cento ma con ben diversi fini dai nostri
Se lo ricostituiamo, dobbiamo assolutamente ridargli tutte le sue caratteristiche di un tempo e la sua vita autonoma dalle altre organizzazioni di A.C.
QUINDI:
-
-
Scoutismo cattolico italiano integro in ogni sua parte ed in ogni suo aspetto principale o secondario, come nell’epoca precedente la sua soppressione;
-
Inquadramento dello stesso – quale diretta emanazione della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (e perché non anche quale “monumento” nazionale del 75° della Gioventù stessa? …) – fra le grandi branche dell’Azione Cattolica; direzione centrale, se si crede, affidate agli stessi dirigenti centrali della Gioventù per il più efficace coordinamento; reciproca rappresentanza di dirigenti nei rispettivi organismi diocesani della Gioventù e dell’ASCI ed ogni altro più idoneo collegamento, necessario ad assicurare la reciproca collaborazione fra le due istituzioni, in vista del comune fine superiore;
-
Fondazione di Reparti – con criteri rigoristici e selettivi – solo laddove vi siano tutte le possibilità e garanzie di vita dei medesimi (capacità di dirigenti, locali indipendenti, vita autonoma delle organizzazioni di A.C. leale proposito di mutua collaborazione ecc. ecc.). E qui giova ricordare che, salvo casi sporadici dovuti a mancanza di formazione efficace, la pacifica e fraterna convivenza dei nostri reparti scout con le Associazioni Giovanili di A.C. era tutt’altro difficile e rara all’epoca precedente lo scioglimento dell’A:S:C:I:: possono testimoniarlo i Rev. Parroci!
-
Nessuna limitazione obbligata dal criterio di età fra i componenti i reparti stessi i quali debbono aver modo di percorrere tutte le specializzazioni scoutistiche la “lupetto” a “seniores” facendo della loro collaborazione alla C.C. Italiana, a seconda delle loro capacità e possibilità un motivo spontaneo d’onore. Solo dopo i 18 anni il giovane scout resterà nello scoutismo come dirigente, oppure passerà definitivamente nell’A.C. giovanile portando in esse tutto il contributo di formazione e capacità direttive, acquisite nell’A.S.C.I.
-
Contributo reciproco di prestazione di attività (laddove esiste il Reparto Scoutistico) tra esso e l’Associazione Giovanile di A.C., specie nei confronti degli Aspiranti.
-
Queste le nostre modeste idee sulla rinascita degli esploratori
Quanto alle altre difficoltà che il problema potrebbe presentare, circa l’approvazione da parte delle autorità civili, l’adozione dell’antica divisa e le origini estere del sistema, noi pensiamo:
Indubbiamente molto dipende da quale sarà l’esito finale della guerra, comunque non è probabile che il Governo voglia ostacolare la progettata ricostituzione. Potremo sempre fare opera di persuasione basandoci sulla bontà del sistema che ormai è di dominio mondiale e non più di una sola Nazione, cosicché per lo scoutismo in special modo, si può ripetere la solita frase che le idee – e specie quelle di questo genere – non hanno Patria. Del resto lo scoutismo italiano cattolico, proprio perché cattolico, aveva assunto una fisionomia italianissima che, sotto l’aspetto nazionale, non aveva assolutamente alcuna deficienza e nessun elemento esotico che lo inquinava.
Quanto alle divise, qualora si dovesse essere proprio obbligati dagli avvenimenti (l’ipotesi non è certo indifferente!) si potrebbe anche “nazionalizzarle” nella foggia.
Quello che conta oggi è far presto, per non essere preceduti, e far bene per assicurare al rinascente organismo tutte le garanzie di vita efficace affinché possa essere validissimo strumento di rieducazione e ricristianizzazione della gioventù nostra.
Roma, agosto 1943
Gino Armeni
– Capo squadriglia del R.R.I.
– Delegato Diocesano Aspiranti di Roma