{"id":324,"date":"2023-10-18T12:51:18","date_gmt":"2023-10-18T10:51:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bonatidonennio.it\/?page_id=324"},"modified":"2023-10-18T12:51:18","modified_gmt":"2023-10-18T10:51:18","slug":"mons-andrea-ghetti-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.bonatidonennio.it\/?page_id=324","title":{"rendered":"Mons. Andrea Ghetti"},"content":{"rendered":"<h1><strong> Mons. Andrea Ghetti (01\/03\/1959)<\/strong><\/h1>\n<p>RICORDANDO DON ENNIO BONATI<\/p>\n<p><strong> Vorrei parlare con quella semplicit\u00e0 di voce e di pensiero, come quando la sera parliamo, attorno ad un fuoco, a dei giovani che ci stanno fissando.&nbsp; Vorrei poter parlare andando a scoprire ormai voci lontane che Egli sapeva esprimere cos\u00ec bene, vorrei poter riecheggiare, nelle mie povere parole, la Sua voce.&nbsp; E&#8217; bene che i giovani, abbiano a ricordare quelli che ci hanno preceduto nel segno della fede e che sono ormai nella pace di Dio.&nbsp; Una delle forme pi\u00f9 caratteristiche dell&#8217;educazione Scout, scrive Bovet, \u00e9 il culto della tradizione.&nbsp; In fondo tutto questo fa parte della stessa educazione della Chiesa.&nbsp; Noi sentiamo l&#8217;ieri che si proietta come valore perenne nell&#8217;oggi.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<h1><strong> Il mi(ni)stero sacerdotale<\/strong><\/h1>\n<p><strong> E parlando di Don Bonati debbo prima farmi una domanda: in che cosa consiste questo mistero del sacerdozio. Perch\u00e9 un giorno il ragazzo dir\u00e0 al prete, dir\u00e0 a sua madre &#8220;Io voglio seguire il Signore&#8221;? E per dodici anni verr\u00e0 educato in una scuola particolare, verr\u00e0 incanalato in formule. Ma tutto questo \u00e8 l&#8217;aspetto esteriore.&nbsp; Che cosa vuol dire &#8220;diventare prete&#8221;? E&#8217; un aldil\u00e0, \u00e8 un aldil\u00e0 della nostra carne e del nostro spirito, perch\u00e9 il prete \u00e8 il primo, il pi\u00f9 terribile, il pi\u00f9 grande mistero cristiano: io lo vedo sempre nella sua meschinit\u00e0, nella sua povert\u00e0, nel suo limite e continuamente devo vedere, oltre, un&#8217;impronta divina che lo rende capace di benedire, di consacrare, di santificare, di perdonare.&nbsp;<br \/>\nIl sacerdozio: quest&#8217;anno \u00e8 il ventesimo del Suo sacerdozio.&nbsp; Ha proteso un giorno le sue mani al suo Vescovo: \u00e8 un segno esteriore. Su queste palme aperte, come di mendicante, scendeva un carattere indelebile che lo rendeva compartecipe, intimo e profondo, del Sacerdozio di Cristo.&nbsp; Che cosa \u00e8 il Sacerdozio? E&#8217; prima di tutto, un senso di ottimismo della vita, un credere alla redenzione e un continuare a credere alla redenzione nonostante il peccato degli uomini, nonostante il rifiuto degli uomini.&nbsp; Che cosa rimane di questo sangue di Cristo dopo venti secoli? Mentre i confini della Chiesa si fanno sempre pi\u00f9 piccoli, mentre questa lampada sta a significare quasi un vacillare continuo, credere agli uomini e credere alla loro redenzione,&nbsp; credere che in fondo l&#8217;uomo porta dentro di s\u00e9 la nostalgia della gioia, la nostalgia dell&#8217;amore, la nostalgia della pace: ecco il prete.&nbsp; Quando passiamo sulle nostre strade e da lungi vediamo un campanile, io penso sempre: \u00abL\u00ec c&#8217;\u00e8 un uomo che crede alla gioia. E rimane l\u00ec, forse solo, in un deserto di creature che lo guardano in lontananza come un estraneo\u00bb.&nbsp; Sacerdozio \u00e8 senso degli altri: il prete \u00e8 un uomo mangiato. Non ti appartieni pi\u00f9.&nbsp; Tutti hanno diritto di domandarti qualche cosa, tutti hanno diritto di mendicare, hanno diritto.&nbsp; Quello che fa il prete non \u00e8 un dare, \u00e8 un restituire.&nbsp; E&#8217; un restituire il dono di Cristo, \u00e9 un moltiplicare il dono di Cristo agli altri.&nbsp; Don Ennio aveva il senso della gioia: i suoi occhi splendidi e trasparenti, la sua risata piena, il suo protendersi su tutto ci\u00f2 che era bello e buono, 1&#8217;afferrare la vita, il godere questa vita, come dono di Dio, come riflesso della chiamata di Dio.&nbsp;<br \/>\nEgli era un ottimista. Per questo era prete. Aveva il senso degli altri, nella sua generosit\u00e0 non misurava niente, non calcolava niente, non si \u00e8 mai chiuso a domandare se questo era di vantaggio o di perdita: ha dato.&nbsp; Ma con un gesto che non pesava, con un senso di bont\u00e0 serena, vorrei dire semplice che concretizzava immediatamente il ponte comunitario. Gli uomini hanno bisogno di essere capiti. Oggi noi siamo tanto tristi! Perch\u00e9 si cammina l&#8217;uno a fianco all&#8217;altro per tanto tempo della vita e si rimane estranei l&#8217;uno all&#8217;altro? Don Ennio sapeva capire e sapeva entrare in questo dialogo. <\/strong><\/p>\n<h2>I forti legami familiari<\/h2>\n<p><strong> Don Ennio amava la sua famiglia:&nbsp; nei difficili anni della lontananza dai suoi fratelli essi erano presenti come cosa viva. Io li ho imparati a conoscere prima di averli visti, da come egli me li descriveva, da come egli mi parlava di loro, con un&#8217;ansia frutto di questo distacco penoso. La sua casa lontana. La sua casa, la sua mamma, le sue sorelle erano parte di un dialogo intimo:&nbsp; egli parlava di loro e forse parlava con loro, anche se lontano nello spazio e nel tempo. <\/strong><\/p>\n<p><b> Il mondo dei ragazzi<\/b><\/p>\n<p><strong>Amava gli altri, il mondo su cui egli si \u00e8 sempre aperto con una intuizione profonda, il mondo dei ragazzi, quando la domenica pomeriggio andavamo a Torpignattara o andavamo in mezzo ai bambini del circolo di S. Pietro al Monte Celio, quei bambini romani dallo sguardo aperto dall&#8217;atteggiamento leggermente beffardo, quei bambini romani, cos\u00ec simpatici, cos\u00ec sporchi, come l&#8217;hanno capito subito! Egli era loro e le loro confidenze andavano a questo chierico, che sapeva farsi bambino per i bambini, che sapeva fermarsi per una intuizione, per capire le loro vibrazioni. \u00c8 tutto qui il segreto di ogni pedagogia: il maestro si sappia fare piccolo coi piccoli per com\u00adprendere ci\u00f2 che di pi\u00f9 nascosto ogni creatura porta nel suo cuore.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><b> Un prete sincero<\/b><\/p>\n<p><strong>Don Ennio amava il sacrificio ed aveva capito che il sacerdozio \u00e8 tutto qui. E\u2019 facile dire la Messa, e molto pi\u00f9 tragico riprodurre la Messa. Sull&#8217;altare si pongono le offerte, ma finch\u00e9 sono cose valgono relativamente. Sono realt\u00e0 viva quando diventano carne nostra, spirito nostro, lacrime nostre, consumazione nostra. Don Ennio amava il sacrificio; amava le cose forti, amava le cose rudi, aveva nel suo gesto qualche cosa di maschio, di virile; una spiritualit\u00e0 fatta di pochi schemi, di una centralit\u00e0 di valori: non era di quelle spiritualit\u00e0 da salotto che oggi stanno anchilosando la spinta viva della Chiesa.&nbsp; Una spiritualit\u00e0 che partiva dal fondamento cristiano senza il quale non c&#8217;\u00e8 cristianesimo nel senso della verit\u00e0, nel senso della sincerit\u00e0. E\u2019 stata la sua virt\u00f9 pi\u00f9 bella, pi\u00f9 adamantina, pi\u00f9 trasparente. Don Ennio era un prete sincero. Mentre attorno a noi facciamo alchimie di compromessi e di restrizioni mentali, Don Ennio amava le cose per quello che erano e giocava fino in fondo il suo rischio pur di non tradire una parola data. Don Ennio credette sempre nell\u2019amicizia, credette nell&#8217;amicizia, e amicizia vuol dire dare senza restituzione, offrirsi, essere il primo. Non ha mai calcolato, non ha mai chiesto se questo aveva uno scopo: la carit\u00e0 non pesa, non misura, perch\u00e9 il giorno che misura e pesa non \u00e8 pi\u00f9 carit\u00e0.<br \/>\n&nbsp;La sua anima fu aperta ad una chiamata che sorse in lui nella sua prima adolescenza ed ebbe il suo fiorire completo nel pieno della sua giovinezza. La vita seminaristica ebbe questo scopo per lui: prendere coscienza della sua vocazione; prendere le misure e fissare i contorni, approfondire il significato. Don Ennio pregava bene, pregava molto, aveva un atteggiamento esteriore di un immobilismo adorante di fronte ai tabernacoli. Egli sapeva parlare col suo DIO: parole che nessuno di noi potr\u00e0 pi\u00f9 conoscere perch\u00e9 in questi colloqui tra la creatura e il creatore, soltanto Colui che misura il palpito ai nostri cuori ha diritto di conoscere e di misurare.&nbsp; Per questo ha camminato verso il sacerdozio in una ascensione continua, equilibrata, cosciente, in una purificazione d&#8217;intenzioni, in un allontanare tutto ci\u00f2 che poteva sembrare mediocrit\u00e0 e ombra, si \u00e8 purificato per quel grande giorno, per quel giorno in cui avrebbe lanciato la sua giovinezza nelle mani del Cristo: \u00abTi seguiremo ovunque tu andrai\u00bb. <\/strong><\/p>\n<p><b> Alla scoperta del centro materiale della Chiesa<\/b><\/p>\n<p><strong>Nella sua sosta a Roma, Don Ennio fece delle grandi scoperte; scopr\u00ec la Chiesa, scopr\u00ec questa nostra madre nel suo centro ideale e nel suo centro materiale; questa Chiesa che vive da secoli di ombre e di luci che porta nel suo seno potenzialit\u00e0 di santit\u00e0 e meschinit\u00e0 di uomini. Ed egli guard\u00f2 questa Chiesa nelle sue ceri\u00admonie liturgiche, nel contatto pi\u00f9 ravvicinato con il Pontificato Fundamentum unitatis, guard\u00f2 questa Chiesa nelle sue istituzioni cul\u00adturali, nella potenza del suo respiro che raccoglie il pensiero dei secoli, nello splendore dell&#8217;arte; era un estatico contemplatore di quanto il tempo aveva lasciato di bello nella citt\u00e0 che non conosce tramonto. A Roma scopr\u00ec un rapporto col mondo nella internazionalit\u00e0 di amici di altre terre, di altre lingue: sapeva lanciare dei ponti,sapeva rispettare le singole patrie nel volto dei singoli nella universalit\u00e0 e nella unit\u00e0 di fede. Attraverso l&#8217;universit\u00e0 Gregoriana allacci\u00f2 amicizie di giovani, come lui protesi al sacerdozio, di giovani, come lui ansiosi di cose nuove. <\/strong><\/p>\n<p><b> Lo Scoutismo e la FUCI<\/b><\/p>\n<p><strong>A Roma scopri lo Scoutismo. Attraverso l&#8217;amicizia di altri compagni di seminario, lo scopri, lo intu\u00ec. E sopra\u00adtutto per lui fu il rendersi chiaro ci\u00f2 che aveva indistinto nel suo spirito. Non fu una pedagogia, non fu una metodologia non fu uno schema organizzativo; fu prima di tutto un&#8217;anima interiore, l&#8217;anima della scoperta di Dio attraverso la natura; e scopr\u00ec la libert\u00e0 magnifica di questo ritrovarsi dell&#8217;uomo misurato con la grandiosit\u00e0 dei tramonti o delle aurore, con lo scroscio dei fiumi o col silenzio del bosco.&nbsp; Io credo che per lui lo Scoutismo fu rendere chiaro ci\u00f2 che portava un po&#8217; indistinto dentro se stesso perch\u00e9 in fondo, in tutta la sua vita fu uno Scout &#8220;ante litteram&#8221;, perch\u00e9 in tutta la sua vita am\u00f2 fare il bene, am\u00f2 le cose di Dio, am\u00f2 l&#8217;ubbidienza, am\u00f2 l&#8217;ambiente comunitario che congiunge fratelli attorno allo stesso ideale.<br \/>\nRitorn\u00f2 a Parma in un momento tragico della nostra vita nazionale. Scoppiava la guerra, le famiglie disperse, le Universit\u00e0 ormai deserte. Fu vice assistente della F. U. C. I. Ricordo, quando venni a fare qualche relazione in questa F. U. C. I. di Parma. Che cosa rappresentava la FUCI? Non era soltanto un incontro di giovani alla ricerca comunitaria di una verit\u00e0 che rivelasse l&#8217;eterna verit\u00e0, ma era sopratutto uno sparuto pugno di credenti nei valori di giustizia e di libert\u00e0. Ecco perch\u00e9 allora la FUCI portava un&#8217;impronta di vita, perch\u00e9 era la piccola oasi in un vasto mare; era&nbsp; un piccolo nucleo di anime educate a soffrire pur di essere libere, mentre tutto veniva pianificato, mentre tutto veniva condizionato, mentre tutto prendeva la misura di un convenzionalismo imposto dall&#8217;alto, la FUCI fu scuola di liberi spiriti, di giovinezze che volevano pensare con la propria testa, costruire con la propria volont\u00e0 di giovani che credevano nella Patria al di l\u00e0 degli uomini e si preparavano a ricostruire questa Patria in una fisionomia di giustizia sociale e di giustizia cristiana. E fu in questo gruppo di giovani che egli cre\u00f2 delle amicizie: erano pochi, erano incompresi, erano derisi, ma era proprio la sorte del germe buttato nel solco, era proprio la sorte di una minoranza che rappresentava fermento in mezzo alla massa universitaria. E quei giovani sono partiti gli uni dopo gli altri, se ne sono andati e molti di essi non sono pi\u00f9 tornati, ma tutti sono morti cos\u00ec come quel mio cugino che dalla Albania mi ha scritto: &#8220;Sono sicuro di non tornare da questa prova ed offro la mia vita per un&#8217;Italia libera, per un&#8217;Italia cristiana&#8221;. E forse oggi, guardando nella profondit\u00e0 del nostro spirito, chiediamoci se abbiamo tradito questo dono-testamento di sangue.<br \/>\nEd anche don Ennio fu nelle \u201cAquile randagie\u201d, attorno ad un fratello che la morte ci ha portato via, Giulio Uccellini, cui don Ennio fu legatissimo da un amore profondo. \u00c8 tutto qui uno dei segreti della nostra comunit\u00e0 come scrive bene il Bertorestier: laici e preti che trovano una amicizia che non conosce ombre, che non conosce gerarchie se non quella di chi ama di pi\u00f9.<br \/>\nAquile randagie, piccolo gruppo che teneva accesa la fiamma di un ideale perch\u00e9 la giovent\u00f9 potesse ritrovare un posto nel mondo nella libert\u00e0 tra i popoli liberi. Ideale di una promessa e di una legge. Don Ennio tenne i collegamenti con un gruppo di ragazzi di Parma e di Roma, venne ai nostri campi clandestini. Come eri atteso, come eri desiderato, come era cara la tua presenza, come sapevi portare tanta serenit\u00e0 e tanta gioia! <\/strong><\/p>\n<p><b> Combattente per la libert\u00e0<\/b><\/p>\n<p><strong>Tornato alla diocesi egli si mise al servizio del suo Vescovo. Raramente nella mia vita ho trovato dei preti che amavano cos\u00ec profondamente, cos\u00ec altamente il proprio Vescovo. Don Ennio Lo amava profondamente, per lui era una seconda paternit\u00e0, era qualche cosa di vivo, per lui era tutto, la sua parola era legge; si entusiasmava di ogni sua direttiva e ne diventava esecutore fedele. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Quando su questa terra d&#8217;Italia pass\u00f2 l&#8217;onda terribile della guerra civile e i fratelli si ammazzavano, Don Ennio non esit\u00f2 a scegliere la sua strada, con quelli che combattevano, con quelli che cadevano per una libert\u00e0 e per una giustizia; arrischi\u00f2 la vita, nessuno seppe mai quello che ha fatto, nessuno sapr\u00e0 mai quello che ha fatto; per un pudore profondo delle anime grandi non ha mai menato vanto, non ha mai fatto sapere, ha dato e poi basta; le grandi parole di Dio non si scrivono sulla carta, ma hanno un segno indelebile in cielo. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Egli soffr\u00ec, fu molto incompreso, fu molto combattuto, soffr\u00ec in silenzio; ne intravide l&#8217;ora da una semplice parola, da un sospiro; soffr\u00ec non si lament\u00f2, si ferm\u00f2 talvolta, continu\u00f2 a pregare, non mantenne rancori. E questi ragazzi vicini e lontani sono frutti del suo dolore sono nati da un&#8217;offerta sua e il Signore ha preso il suo &#8220;S\u00cc&#8221;. Signore, hai preso il suo s\u00ec. Noi ti abbiamo sognato, trascinatore di giovani, e il Signore ti ferma: le prime avvisaglie di questa malattia, il declinare, la sofferenza. Non \u00e8 un ragazzo, a cui si fanno credere cose non vere, e un giorno mi dice a Milano: \u00abIo continuo a farmi curare, ma non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fare, lo faccio per mia madre\u00bb. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Egli ha gi\u00e0 speso la sua carta; egli giuoca ormai la sua vita; egli vuole arrivare all&#8217;ultima Messa del suo decennio e poi si ferma anche qui; l&#8217;ultima consolazione del suo sacerdozio deve finire perch\u00e9 davanti a Dio il nostro \u201cs\u00ec\u201d \u00e8 totale e sulla croce di Cristo \u00e8 rimasto solo: neppure sua madre ha potuto salire con lui. Ed \u00e8 rimasto solo: le solitudini delle lunghe ore in quella stanza nella quale i suoi Scouts avevano rappresentato delle scene di vita di campo quasi per dirgli &#8220;anche se lontani siamo con te&#8221;. Ha pregato. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Che cosa \u00e8 passato nel suo cuore durante quella malattia? Attorno a lui questa sua famiglia che ha lottato fino all&#8217;ultimo sangue, fino all\u2019ultima speranza, si \u00e8 consumata in questa lotta pi\u00f9 grande; noi lottavamo col male e forse ci siamo dimenticati che noi tentavamo di impedire a Dio le sue strade, che sono talvolta strade di dolore, ma che sono sempre strade che sbocciano poi nella fioritura delle cose eterne. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Che cosa ha detto? Due cose: queste sono sicure per me, le altre non le potremo mai sapere. Ha offerto la sua vita per un confratello che ha tradito la sua vocazione. Noi non sappiamo dove questa voce arriver\u00e0 e come arriver\u00e0, ma tra questo ex prete e la sua consacrazione oggi c&#8217;\u00e8 di mezzo una morte, e in questo giuoco di forze e di rifiuti c&#8217;\u00e8 di mezzo un amore di Dio che \u00e8 pi\u00f9 forte dei rifiuti degli uomini e delle ribellioni dei piccoli cuori. Dio diventa persecutore amoroso, e nessuno pu\u00f2 rifiutarsi di inginocchiarsi un giorno; e noi lo aspettiamo. \u00c8&#8217; certo che ha offerto la vita per voi. Eravamo verso la catastrofe, non avevo il coraggio di dirlo, in quella piccola stanza lui era su quella piccola carrozzina: \u00abDon Ennio mi puoi fare un piacere? Mi puoi dare un po&#8217; della tua vita per i nostri Scouts?\u00bb. Ed egli senza atteggiamenti eroici: \u00abL\u2019ho gi\u00e0 fatto!\u00bb. E il discorso si \u00e8 chiuso: \u00abL&#8217;ho gi\u00e0 fatto!\u00bb. <\/strong><\/p>\n<p><b> Consumato fino in fondo<\/b><\/p>\n<p><strong>Capite giovani, capite amici che allora noi guardiamo la morte con l&#8217;angoscia nelle nostre anime, dei nostri egoismi, delle nostre infedelt\u00e0 e dei nostri dubbi; Don Ennio con la sua fede ha guardato la morte come un&#8217;amica liberatrice nel dissolvimento di questo fragile corpo. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Io sono certo, l&#8217;unica tristezza non era per s\u00e9, ormai egli navigava nel grande, l&#8217;unica tristezza era per i suoi. Ed ha sofferto per questo e certo egli ha chiesto al Signore qualche cosa in cambio, l&#8217;ha chiesta solo per i suoi. La sua ultima agonia, quella di lotta con la morte, quella respirazione artificiale, quei suoi occhi che si aprivano quasi a carpire l&#8217;ultima luce ed a ripetere, al medico ed agli Scouts che si alternavano ai fratelli, il suo &#8220;grazie&#8221;, il suo timore di disturbare, di dare fastidio. Si \u00e8 spento cos\u00ec, malattia strana, lui cos\u00ec forte, lui cos\u00ec dinamico \u00e8 fermato, lui che amava le cose robuste, gli ha tolto perfino le forze. <\/strong><\/p>\n<p><strong>L&#8217;Ostia la si consuma fino in fondo, l&#8217;olocausto vuole che tutto sia bruciato; ed egli \u00e8 morto cos\u00ec. Piccolo prete, scomparso dai rapporti sociali da tanto tempo, chiss\u00e0 perch\u00e9. Io non ho visto mai nella mia vita un funerale cos\u00ec strano, un funerale cos\u00ec silenzioso, piccola gente del popolo, gente di alto lignaggio, studenti e professionisti dietro questa bara, camminavano estatici come attirati da un mistero: che cosa strana! E un vescovo ha parlato del suo prete, un vescovo dalla voce mozzata dal pianto ha parlato di questo piccolo prete, che in fondo non aveva agitato le folle, non aveva mosso le masse, non aveva costruito grandi cose, ma aveva tessuto adagio, anima per anima, giovane per giovane, cuore per cuore, fratello per fratello, aveva tessuto questa amicizia, questa cordialit\u00e0, questo cercare insieme e scoprire insieme il Signore. <\/strong><\/p>\n<p><strong> Siamo partiti dicendo che il sacerdozio \u00e8 un mistero, ogni sacerdote che muore \u00e8 mistero che si compie poich\u00e9 dovr\u00e0 presentarsi a Colui che della vita \u00e8 stato il padrone, come il buon operaio della vigna e dovr\u00e0 ripresentare le monete che il padrone gli ha dato. Ma anche la morte \u00e8 un mistero, noi siamo qui a misurare lo spazio del tempo, ma noi ti sentiamo gi\u00e0 libero: \u00e9 un oltre; noi sentiamo questa voce che richiama, questa voce che risuona; di quello che sar\u00e0 solo il Signore \u00e8 testimone; una cosa sola \u00e8 certa: nel suo discorso che va dal Cenacolo al Getsemani la vita eterna \u00e8 questa gioia che il Padre ha dato al Figlio e che il Figlio ha dato a noi. Ecco allora che la morte non ci fa pi\u00f9 paura ; per il mondo \u00e8 la fine, per noi cristiani \u00e8 l&#8217;incominciamento, per noi Scouts \u00e8 ritornare alla casa del Padre. <\/strong><\/p>\n<h4>L\u2019eroicit\u00e0 del suo sacerdozio<\/h4>\n<p><strong>Giovani amici, fratelli che mi ascoltate, che cosa diremo a Don Ennio? Un primo pensiero: rimane esempio per noi preti di come si \u00e8 prete. Per una strana concomitanza storica, ogni volta che la Chiesa si ferma la civilt\u00e0 decade. Il sale della terra diventa insipido e viene calpestato dagli uomini. Noi oggi per salvare il mondo abbiamo bisogno non tanto di tecnica quanto di santit\u00e0.&nbsp; <\/strong><\/p>\n<p><strong>Abbiamo bisogno di preti come Don Ennio che sappiano pregare, che sappiano amare, che rimangano poveri, che siano ubbidienti al proprio Vescovo, che non cerchino la propria gloria, che non cerchino il risultato, che buttino la propria anima oltre ogni rischio senza domandare il perch\u00e9 e solo domandino che sia rivelato agli uomini il volto consolatore di Cristo. Questo diciamo: abbiamo bisogno di preti come te, di preti santi, di preti forti, di preti puri, di preti generosi, di preti buoni, di preti che sappiano capire, di preti che sappiano camminare insieme, di preti che sappiano inchinarsi sul dolore umano, preti che sappiano consolare, guidare. E a voi Scouts: Don Ennio ha voluto fare la promessa Scout; Don Ennio ha voluto sentirsi uno di noi. Nell\u2019ultima parola dell\u2019ultima Cena, Cristo che lava i piedi ai suoi e dice: \u00abAvete capito? Lavate i piedi, cos\u00ec dovete fare con gli altri; colui che comanda \u00e8 colui che serve\u00bb. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Don Ennio ha voluto entrare in questo gioco per viverlo dal di dentro, ha voluto assimilarsi, come Paolo, per essere nella comunione con gli uomini, per essere nella sofferenza con gli uomini, per essere nella unit\u00e0 con gli uomini: e dice a voi &#8220;questo germe, questo seme, fatelo fiorire! &#8220;Verr\u00e0, dice l&#8217;Inno Ambrosiano della Quaresima, verr\u00e0 Signore la tua ora in cui tutte le cose fioriranno\u201d. Avete parlato di Lupetti, avete parlato di Scouts, di Rovers, oggi dite: ci allargheremo coi vecchi amici, coi genitori, con un nucleo di persone, con una comunit\u00e0. Possa veramente sorgere a Parma una comunit\u00e0 Scout che sia comunit\u00e0 di preghiera, di ricerca di carit\u00e0 e che sia sopratutto centro irradiante per una problematica educativa della giovent\u00f9 mentre i sistemi stanno crollando, mentre con angoscia autorit\u00e0 e studiosi si domandano &#8220;dove andremo domani&#8221;. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Io ho finito, ma sarebbe presunzione pensare di aver detto tutto di don Bonati, non \u00e8 che un profilo esteriore, ma il pi\u00f9 vero, il pi\u00f9 grande, quello che non perisce \u00e8 la sua anima interiore, \u00e9 la sua ricchezza interiore, \u00e8 il suo spirito sacerdotale, la sua fede nel suo sacerdozio, \u00e8 la convinzione del suo sacerdozio, l&#8217;eroicit\u00e0 del suo sacerdozio; giustamente amici, il dolore non lo si descrive ma lo si vive; ed \u00e8 per questo che il verbo si \u00e8 fatto carne, per poter sperimentare l&#8217;abisso del dolore umano. Davanti a Don Ennio che ha sofferto silenziosamente, eroicamente, non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Davanti a questi fratelli giganti, che abbiamo scoperto quando il Signore li ha chiamati&nbsp; e che abbiamo solo intravisto, noi, piccoli e fragili, davanti al dolore di don Ennio, davanti alla sua anima di prete, davanti al suo cuore di Scout, dobbiamo tacere. Le ore di Dio si aspettano in ginocchio.&nbsp; Egli \u00e8 morto: sembrava cos\u00ec necessario per noi, ma Dio ha un&#8217;altra storia. Davanti a lui non resta che inginocchiarci e dire l&#8217;ultima, pi\u00f9 vera parola, quella che lui ha detto cosi bene: \u00abSignore, sia fatta la Tua volont\u00e0\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>&lt;\u2013 Torna a Scoutismo a Parma 1950-2000\u2013&gt;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mons. Andrea Ghetti (01\/03\/1959) RICORDANDO DON ENNIO BONATI Vorrei parlare con quella semplicit\u00e0 di voce e di pensiero, come quando la sera parliamo, attorno ad un fuoco, a dei giovani che ci stanno fissando.&nbsp; Vorrei poter parlare andando a scoprire ormai voci lontane che Egli sapeva esprimere cos\u00ec bene, vorrei poter riecheggiare, nelle mie povere &hellip;<br \/><a href=\"https:\/\/www.bonatidonennio.it\/?page_id=324\" class=\"more-link pen_button pen_element_default pen_icon_arrow_double\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">Mons. 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